Foto: Niccolò Caranti, Lucca Comics & Games 2016 (CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons)
Il 6 agosto 2026, a Pavana, si è spento Francesco Guccini. Aveva 86 anni. Con lui se ne va una delle voci più alte e riconoscibili della canzone d'autore italiana, un cantastorie che per quasi sessant'anni ha intrecciato musica, letteratura e impegno civile.
Una vita per la parola cantata
Nato a Modena il 14 giugno 1940, modenese di nascita e bolognese d'adozione, Guccini si avvicina alla musica già alla fine degli anni Cinquanta, ma è nella seconda metà degli anni Sessanta che comincia a farsi conoscere come autore, scrivendo brani per Equipe 84, I Nomadi e Caterina Caselli. L'esordio ufficiale come interprete arriva nel 1967 con l'album Folk beat n. 1: da lì una discografia che conta oltre venti album e canzoni entrate stabilmente nella memoria collettiva del Paese — La Locomotiva, L'Avvelenata, Auschwitz, Dio è morto, Eskimo, Canzone per un'amica, per citarne solo alcune.
Umberto Eco lo definì «il cantautore più colto d'Italia»: una cultura che Guccini ha portato anche fuori dalla musica, come scrittore, sceneggiatore, occasionale attore e, per anni, insegnante di lingua italiana al campus bolognese del Dickinson College. Nel 1992 il Premio Montale ha riconosciuto la profondità poetica dei suoi testi.
Un'eredità per chi fa musica oggi
Guccini ha raccontato l'Italia con la lentezza e la precisione di chi sceglie ogni parola: la memoria, la politica, l'amicizia, il tempo che passa. Ha insegnato, a chi scrive canzoni e a chi semplicemente ascolta, che un brano può essere insieme popolare e colto, immediato e stratificato. Un'eredità che appartiene a tutta la musica italiana, comprese le generazioni più giovani di musicisti che oggi salgono sul palco con strumenti anche molto diversi dalla sua chitarra.
L'Orchestra Giovanile di Percussioni si unisce al cordoglio della famiglia e di chi ha amato la sua musica, e vuole semplicemente dire grazie: per le canzoni, per le storie, per aver mostrato a intere generazioni cosa significhi mettere cura, verità e cultura in ogni parola cantata.
Il rito funebre si svolgerà in forma privata, come da volontà del cantautore; una cerimonia pubblica per salutarlo è prevista nel mese di settembre 2026.
